NITIDEZZA e SHARPENING parte 1

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Nel processo di lavoro o workflow il fotografo digitale, ad un certo punto, si troverà a fare i conti con la ricerca della nitidezza. Sia che si aquisisca un immagine con una scansione da pellicola, o con una fotocamera digitale, la nitidezza sarà compromessa da alcuni fattori di natura fisica. Nel caso più comune, delle fotocamere digitali, questo fenomeno è dovuto alla presenza di un filtro antialiasing. Posto direttamente sul sensore per tagliare alcune frequenze luminose e evitare interferenze tra i pixel, rende le immagini prodotte abbastanza “morbide“. Oltretutto se stampiamo le nostre immagini con stampanti a getto d’inchiostro, ma anche tradizionali, andiamo incontro ad un’ulteriore perdita di nitidezza dovuta alla natura intrinseca della tecnologia di stampa. Cosa offrono le fotocamere per contrastare tale fenomeno e come ottenere risultati migliori? La soluzione più efficacie è aumentare il micro-contrasto tra le zone di alta luminosità e quelle delle ombre profonde, in pratica andremo ad alterare la percezione di nitidezza rafforzando i contorni delle zone di passaggio.

Premesso che l’utilizzo di questo sistema non risolve i problemi di messa a fuoco o di mosso, quindi un’immagine sfuocata non diventerà nitida, andiamo ad analizzarne i vantaggi. Tutto dipende dal tempo a nostra disposizione per il fotoritocco e conseguentemente agli strumenti per lo sharpening o aumento dell’acutanza. Perchè sia una questione di tempo è semplice da spiegare, in un servizio fotografico di matrimonio o di una partita di calcio, ad esempio, vengono scattate molte fotografie e se dovessimo intervenire manualmente su ogni fotografia impiegheremmo molte ore di lavoro solo per questa operazione. Inoltre non tutte le immagini necessitano di uno sharpening, quindi vediamo come e dove applicare una maschera di contrasto di base e come fare uno sharpening più accurato.

I software delle fotocamere sono in grado di applicare un contrasto di base su ogni immagine con il parametro “nitidezza”. Se usiamo i JPG creati direttamante dalla fotocamera, utilissimo nei casi di grandi flussi di immagini, troveremo applicata una maschera di contrasto uguale su tutti i nostri files. Questa può essere una soluzione veloce ed efficace per evitare la post-produzione nei casi dove non è necessario un intervento mirato. Nel caso in cui abbiamo a disposizione scatti in RAW e vogliamo un risultato più preciso, ovvero con una migliore qualità finale, la soluzione più idonea sarebbe l’applicazione del contrasto in modo mirato con l’ausilio di un software di ritocco. In questo caso possiamo trovare svariate soluzioni, ci sono addirittura software dedicati al solo sharpening, ma la più comune e già disponibile come filtro in photoshop o gimp, è l’uso della maschera di contrasto o UnSharpMask(USM). Quando decidiamo di elaborare successivamente le immagini è consigliabile un’impostazione del parametro nitidezza della fotocamera su un valore neutro.

Immagine di partenza
Immagine di partenza
Immagine esempio con applicata maschera di contrasto
Immagine di esempio con applicata la maschera di contrasto
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Particolare ingrandito, l’effetto sui bordi è il risultato della USM

Maggiore è il contrasto sul bordo maggiormente tale bordo apparirà nitido. La maschera di contrasto infatti non aggiunge dettagli all’immagine elaborata, ma rende più scuri i pixel dal lato del bordo più scuro e più chiari quelli dal lato più chiaro aumentando così il divario di luminosità tra i bordi. Ne risulta un aumento di contrasto locale percepito che rafforza i contorni dei bordi e conseguentemente la nitidezza percepita.

Dettaglio al 100% immagine originale
Dettaglio al 100% immagine originale
Dettaglio al 100% immagine modificata con USM
Dettaglio al 100% immagine modificata con USM

In questo esempio si nota bene come nelle zone estreme di passaggio tra luci ed ombre si ottenga un aumento della nitidezza percepita.

Buon lavoro a tutti!

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